I dazi commerciali sono illegali: cosa succede ora?
Con una sentenza di 6 a 3, la Corte Suprema ha annullato i dazi commerciali statunitensi in quanto incostituzionali. Sebbene l'amministrazione abbia annunciato dazi sostitutivi del 15 %, questi non possono restare in vigore oltre 150 giorni senza l'approvazione del Congresso. L'aliquota complessiva dei dazi dovrebbe scendere sotto il 10 %.
La Corte Suprema degli Stati Uniti («SCOTUS») ha stabilito che i dazi imposti dal governo statunitense erano incostituzionali.
Nella sua sentenza di 6 a 3 che annulla i dazi, la Corte ha applicato due dottrine. La prima, il «testualismo», sostiene che i giudici devono concentrarsi sul preciso tenore letterale delle leggi nell'interpretarle — vale a dire che il testo della legge, così come redatto dal legislatore, è determinante, e i giudici non devono sostituirvi altre parole per raggiungere un risultato preferito.
La seconda è la «dottrina delle questioni maggiori», secondo cui l'esecutivo deve disporre di un'autorizzazione chiara e inequivocabile del Congresso prima di adottare misure di rilevante impatto economico. Nella sentenza, il presidente della Corte ha sottolineato che tale autorizzazione non può essere implicita.
La legge invocata dal governo statunitense per imporre i dazi — l'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) — è stata concepita per situazioni di guerra o per i casi in cui gli Stati Uniti intendessero adottare misure economiche contro Stati terroristici. Non era destinata a disciplinare le controversie commerciali. La fissazione dei dazi è di competenza esclusiva del Congresso statunitense. L'applicazione della dottrina delle questioni maggiori è stata quindi sufficiente per alcuni giudici a ritenere incostituzionali i dazi imposti in virtù dell'IEEPA. Altri giudici hanno applicato la dottrina testualista, scrivendo che, sebbene l'IEEPA consenta al Presidente di «regolare» le transazioni, la parola «regolare» non conferisce il potere di imporre dazi; se il Congresso avesse voluto concedere tale potere, lo avrebbe detto esplicitamente.
Sebbene l'amministrazione Trump abbia annunciato dazi del 15 % a seguito della decisione della SCOTUS, la realtà è che tali dazi non possono restare in vigore oltre 150 giorni senza una proroga da parte del Congresso statunitense. Riteniamo altamente improbabile che il Congresso conceda tale proroga, poiché alcuni repubblicani si oppongono ai dazi e l'amministrazione non dispone dei voti necessari per farla approvare.
Se l'amministrazione desidera mantenere i dazi, sarà limitata ai due seguenti strumenti giuridici:
Section 232 del U.S. Trade Expansion Act del 1962: limita le importazioni che minacciano la sicurezza nazionale, nella misura in cui tali importazioni compromettono la capacità delle imprese statunitensi di produrre beni essenziali per la difesa e altre industrie critiche.
Section 301 del U.S. Trade Act del 1974: consente agli Stati Uniti di imporre dazi in risposta a pratiche commerciali sleali.
La Section 232 consentirà dazi in settori quali rame, alluminio, legname, automobili e componenti auto, e dispositivi elettronici.
La Section 301 consentirà dazi nei seguenti casi specifici:
(a) Non reciprocità nei dazi (ad es. paesi esteri applicano dazi all'importazione più elevati sui beni statunitensi rispetto a quelli applicati dagli Stati Uniti).
(b) Imprese estere beneficiano di sovvenzioni pubbliche (ad es. i veicoli elettrici cinesi).
(c) Paesi esteri impongono barriere o restrizioni commerciali sleali (ad es. le restrizioni europee sulla carne statunitense per l'uso di ormoni).
Gli economisti stimano che le aliquote effettive dei dazi statunitensi finiranno per scendere sotto il 10 % una volta scaduti gli attuali dazi del 15 % e rimaste in vigore solo le misure delle Section 232 e 301. Sarà una buona notizia per i consumatori statunitensi e per le imprese di tutto il mondo, e contribuirà a ridurre la pressione inflazionistica.
Sebbene resti incertezza su come le imprese interessate saranno indennizzate per i dazi già pagati, si tratta di una questione amministrativa interna agli Stati Uniti che non dovrebbe preoccupare gli investitori o i mercati finanziari. Ci aspettiamo che gli accordi tariffari bilaterali negoziati tra gli Stati Uniti e i loro partner commerciali vengano silenziosamente abbandonati, poiché i paesi preferiranno non provocare pubblicamente l'attuale amministrazione statunitense.


